Revenge porn dopo una serata piccante tra amici a Bogliasco, scattano le indagini della Procura

Una cena si trasforma in incubo per una donna: immagini intime diffuse senza consenso. La procura indaga, coinvolti un notaio, un medico e il titolare di un locale

Una serata tra conoscenti in un ristorante di Bogliasco si è trasformata in un caso giudiziario con al centro un’accusa di revenge porn. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo dopo che una donna, protagonista inconsapevole di alcune immagini sessualmente esplicite circolate su WhatsApp, ha sporto querela. Tra le persone coinvolte risultano un medico, un notaio e il ristoratore che li ha ospitati.

Tutto inizia a inizio giugno, quando una donna partecipa a una cena con un amico medico e un notaio che non conosceva. L’incontro si svolge in un locale di proprietà di un imprenditore della zona. La serata si protrae anche dopo l’orario di chiusura del ristorante, con altri partecipanti che si aggiungono — tra cui una dipendente del locale, compagna del titolare — e la situazione si trasforma in un momento di intimità condivisa.
La vicenda prende una piega inaspettata alcuni giorni dopo, quando la donna viene informata della diffusione di alcune fotografie che documentano quegli attimi privati. Il materiale, secondo quanto emerso, sarebbe stato condiviso da uno dei presenti — il notaio — con almeno un collega e avrebbe iniziato a circolare in più chat.
Sconvolta dalla scoperta e temendo ulteriori divulgazioni, la donna ha contattato il notaio per chiedere la cancellazione delle immagini, ma, insoddisfatta della risposta ricevuta, si è rivolta al suo legale, Salvatore Calandra. La denuncia è stata presentata in Procura e ha portato all’apertura di un’indagine per violazione dell’articolo 612-ter del codice penale, il cosiddetto “revenge porn”, reato che prevede pene fino a sei anni di reclusione.
La pm Daniela Pischetola ha affidato le indagini all’aliquota della Polizia di Stato della Procura, che ha già iniziato a sentire i partecipanti alla serata per ricostruire l’accaduto. Dagli accertamenti preliminari sarebbe inoltre emersa la possibile presenza di sostanze stupefacenti utilizzate in modo personale nel corso della serata.
L’inchiesta è solo agli inizi, ma il caso rilancia il dibattito sulla tutela della privacy e sul rispetto del consenso, anche in contesti che all’apparenza sembrano riservati. E conferma quanto il revenge porn sia diventato un fenomeno sottile e insidioso, che può colpire chiunque — al di là di età, professione o contesto sociale.
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